Visione n. 10

 

 

Procedeva sulla parete rocciosa
con agilità di gazzella
inchiodando la presa
in fenditure di smalto magenta
scintillanti dardi accecanti.
Fremeva la montagna
sotto i colpi sicuri
inferti da quello scalatore
più testardo dell'ariete.
Aria rarefatta finissima
forava l'ossigeno
ma non smontava
quell'ardire da ubriaco spericolato.
In fondo, la valle, assisteva paralizzata
a quell'impresa temeraria
e piccole, aguzze rocce,
adiacenti i fianchi del gigante nero,
vegliavano la pericolosa ascesa.
Ancora qualche decina di metri...
S'arrestò di colpo.
In un anfratto vide qualcosa sporgere
da una lamina di roccia sgretolata:
un nido con piccoli aquilotti
ma i piccoli eran tutti morti
e l'uomo, disorientato,
mise un piede in fallo
e scivolò con l'altro
lungo un costone laterale.

Non si rialzò più.
Un gelo improvviso
lo avvolse in una morsa glaciale.
In un attimo rivide la sua vita:
l'orfanatrofio,
l'adozione,
la ribellione,
l'affermazione,
l'amore,
di nuovo il tradimento,
l'abbandono.
Lunghi fantasmi rossi e bianchi
lo circondarono con veli
imbiancati di calce trasparente
introducendolo nel sacco-sepolcro
mutato in mongolfiera
per trasportarlo nel punto più alto,
l'ultima vetta prima dell'altra vita."