Visione n. 6

 

 

Spalanca in segreto silenzio
un alto cancello di ferro battuto dal vento.
Dardeggia faville il bacio del sole
lo esplora attraverso le grate
segnate da lievi, silenti figure.
Disteso sul suolo
tappeto di rosso vermiglio
scompone in carezze rapprese
i passi ovattati dell'ombra celeste
che sfiora la strada.
S'affaccia allo sguardo
un castello di paglia
annodato da rondini folli
che intrecciano danze gitane.
Accoglie
con supina alterigia
la delegazione dei principi poveri
un vecchio inserviente del Procuratore
mostrando un cuscino di seta viola
con sopra il cuore spaccato del mondo
e gli occhi del cielo
trafitti da un ago di piombo.
Un coro di donne vestite di nero
sussurra dolore di canti stagnanti.
Nell'aria rappresa
tre nubi giallastre
prorompono pioggia di fango.
Rinchiuso il cancello
con tonfo rumore
oscura la vista cortina di piombo.
Un lungo panneggio luttuoso
cosparge l'ampiezza del luogo.
Un teschio d'avorio sorride beffardo.