Visione n.19

 


All'orizzonte spegneva il temporale luci sbiadite
sedando il mare in tavole d'ardesia.
Spiaggia tappeto di croste scintillantii
mucchi di alghe sonnolente
lambivan rami brillanti
pozze bagnate creando mulinelli
evanescenti spume di pastelli.
Andando controluce, sulla battigia lustra,
un cane ed una donna candidi come neve,
tracciavan orme diverse e parallele.
Il vento, mitigato in zeffiro clemente,
rarefaceva quelle chiome bianche

biacca d’argento, nastri annodati
e di rimando, la folta coda del cane
s'apriva in un ventaglio a guisa di raggiera
inesistente elmo di gladiatore antico.
La magica atmosfera del silenzio
e la presenza delle figure bianche
in lento ed elegante movimento
scatenaron l'assopita quiete dei sensi
di chi osservava senza esser visto.
La grazia dell'andar sereno e muto,
mutava, accettazione dell'oscuro.
Lontano, sul filo interminabile del mare
che di soppiatto sposa l’infinito cielo,
fascio multicolore di colori
dipinse arco di geometria perfetta
attraversato da lacrime di perla
residuo viscerale del lungo temporale.
E, per un attimo, la donna ed il suo amico
sostarono dinanzi a quel meraviglioso miracolo del mondo.
Poi, uniti, forti e rincuorati
ripresero il cammino per il faro
che li attendeva immobile
e con le luci accese.