La montagna incantata

 

Valchiria solitaria,
le tue possenti braccia
circondano la valle d'abbracci silenziosi.
Lungo i tuoi fianchi dai tracciati impervi
pugnali di cristallo feriscono lo sguardo.
Esseri audaci, tentando l'impossibile,
s'appigliano ai tuoi puntuti seni di porfido azzurrato.
Ma tu, resisti e taci.
Emersa dalle acque come Venere
mille respiri spingi
nel lucido pulviscolo di ceneri esalate.
Massi assonnati sospirano adagiati
su millenari pensieri pacati,
conche di pietra dorate
battute dal sole pił antico del mondo.
Al tuo cospetto l'uomo si fa granello!
Difficile diviene la preghiera
dinanzi alla magnificenza del tuo trono.
Disarmi il pił agguerrito combattente
e l'urlo della sua pochezza cupo zittisce
nelle profonde viscere del tuo prezioso scrigno.
Diadema della terra,
curioso copricapo di nuvole bizzarre,
argine invalicabile di mistero,
fantasma inafferrabile di pietra,
fata caritatevole e nemica ostile
nessuno ti possiede.
Tu non concedi e quando cedi
con riso leggero rimandi a valle
lacrime vanagloriose di smarrita suberbia.
Sei la montagna incantata e nel tuo tempio
l'uomo sosta il tempo di un sogno.
Tu hai il sapore dell'eternitą,
noi invece, fragili passeggeri, andiamo via...